Le precedenti macchine da stampa
La Linotype fu preceduta da varie altre macchine.
Nel 1875 Robert Barclay inventò la tecnica di stampa offset e, nel 1904, Ira Washington Rubel la adattò alla carta. Barclay costruì una macchina che utilizzava un cilindro - avvolto in cartone trattato chimicamente - in grado di trasferire un’immagine a una superficie di un metallo. L’inchiostro non veniva trasferito subito sulla carta ma la matrice di alluminio veniva utilizzata per imprimere un modello di caucciù che andava a trasferire l’immagine sulla carta. A questo punto entravano in azione i cilindri inchiostranti della macchina (uno per ciascun colore) che distribuivano l’inchiostro imprimendolo sulla carta con la pressione dei rulli.
È un processo che ha origini antiche, nelle tecniche di stampa litografica del Settecento, nota con la definizione di “stampa indiretta”
Gutenberg, la rivoluzione
Utile ripescare nell’esperienza storica il punto da cui tutte le innovazioni successive hanno avuto inizio e tratto linfa: l’invenzione nel XV secolo dei caratteri mobili fusi in piombo realizzati da Johannes Gutenberg, orafo e tipografo tedesco. Il primo libro stampato al mondo con questo innovativo procedimento fu la Bibbia a 42 linee in caratteri gotici, terminata nel 1455 a Magonza e conosciuta per questo motivo anche come “Bibbia di Magonza”, tirata in 180 copie (servirono tre anni di lavoro) e messa in vendita a Francoforte. Grazie all’intuizione di Gutenberg, il procedimento di stampa tipografica fu il primo sistema di tipo industriale ad affermarsi.
A Gutenberg si ascrive anche il merito della sperimentazione di un nuovo tipo di inchiostro adatto espressamente alla stampa con i caratteri mobili in cui l’acqua venne sostituita da olio di semi di lino e altri componenti. Altra innovazione fu il cambio del supporto su cui stampare: dalla pergamena infatti si passò alla carta. Non una novità di poco conto se si considera che si trattava di un materiale più facilmente reperibile e più semplice da produrre.
Per molti secoli, all’incirca dal 1460 fino alla seconda metà del 1800, la composizione dei caratteri mobili per la stampa dei testi fu esclusivamente manuale e i caratteri di stampa metallici venivano realizzati mediante punzoni scolpiti o incisi. Come si può immaginare si trattava di un processo molto lungo - nella composizione manuale non si superavano i 1000 segni per ogni ora – laborioso e anche molto costoso (ricordano i testi che focalizzano l’attenzione sull’evoluzione della stampa). Questo sistema rimase immutato fino alla fine del XIX secolo quando venne prodotta la prima macchina a composizione meccanica, la Linotype appunto che fu lanciata nel 1881 in America per opera di Ottmar Mergenthaler, orologiaio, che mise a punto il progetto del primo esemplare.
Chi era Ottmar Mergenthaler
Ottmar Mergenthaler nacque ad Hachtel, nella regione tedesca del Baden-Wurttemberg, il 10 maggio 1854. Terzo figlio di un insegnante, Ottmar mostrò interesse e un talento naturale per la meccanica. Così si definì il suo destino quando fu introdotto nell’apprendistato presso la bottega di Hahl, un orologiaio cittadino. Maturò competenza e conoscenze tecniche che furono la base e il trampolino di lancio per dare spazio alla sua innata inclinazione: l’inventore. Gli Stati Uniti, nel 1872, lo accolsero da emigrato e si stabilì a Washington dove lavorò nella bottega di August Hahl, figlio del suo primo maestro. In America, a soli 20 anni ottenne il suo primo brevetto diventando in breve tempo co-proprietario della bottega.
Linotype funzionante grazie al tocco magico di Mergenthaler
Charles Moore, un inventore che aveva sentito parlare del talento di Mergenthaler, entrò nella bottega e gli parlò di una sua creazione, una macchina da scrivere per giornali che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto sostituire la composizione manuale della pagina; la macchina in realtà non funzionava e Moore propose a Mergenthaler di perfezionarla. Gli ci vollero dieci anni di lavoro: il 3 luglio 1886 presentò il risultato dei suoi sforzi al proprietario del New York Tribune, Whitelaw Reid, che aveva finanziato il lavoro e la ricerca.
Linotype, pianeta sconosciuto con funzioni sincronizzate
Il New York Tribune fu così il primo giornale al mondo a dotarsi della nuova macchina per la composizione tipografica meccanica: la Linotype. Come funzionava il processo di composizione delle righe di testo? Come si è già accennato, il linotipista componeva le parole tramite la tastiera: ogni singolo tasto premuto comandava una leva che liberava la corrispondente matrice concava in ottone situata nei magazzini della Linotype. A quel punto, in un rumore assordante, sbuffando e soffiando, le matrici andavano a disporsi nella sezione successiva, ovvero il compositoio, allineandosi fino a quando la riga di testo composta dal linotipista veniva completata. Subito dopo interveniva un primo elevatore che le passava alla forma dove, da un crogiolo, veniva immesso il metallo fuso a 285°C , di norma una lega composta all’85% di piombo, al 12% di antimonio e al 3% di stagno, che andava a riempire l'intera riga. Un secondo elevatore riportava in seguito le matrici al meccanismo della distribuzione che le ricollocava poi nei rispettivi canali del magazzino grazie a un sistema di prismi e di viti elicoidali che giravano ininterrottamente. Le matrici avanzavano finché i loro dentini non facevano più presa e ricadevano nel canale dal quale erano discese. Il procedimento ripartiva per la seconda riga di testo e così via fino al completamento di tutte le righe di testo dell’articolo che doveva essere stampato.
Linotype ovvero “l’ottava meraviglia del mondo”
Il termine Linotype deriva da “Line of types” (colloquialmente Line-o’type: riga di caratteri) e prima della sua invenzione nessun giornale al mondo era stato stampato, per ragioni tecniche, in più di 8 pagine. Con la Linotype l’editoria fece un autentico salto nella modernità inaugurando di fatto la sua più grande stagione, al punto che Thomas Edison, il papà della corrente elettrica, definì l’invenzione di Mergenthaler come la “ottava meraviglia del mondo”, la più importante rivoluzione nella storia della stampa dopo quella messa a punto quattro secoli prima da Gutenberg.
La Linotype ebbe da subito una grandissima diffusione grazie soprattutto alla velocità di composizione resa possibile dal processo di meccanizzazione: da 8 a 10mila segni all’ora contro i 1000 segni all’ora della composizione manuale. La macchina consentiva di realizzare intere pagine di testo da mandare in stampa con una rapidità fino a quel momento impensabile e con un solo operatore, il linotipista, che sedeva di fronte alla tastiera alfanumerica componendo con le singole lettere tutte le parole che andavano a formare le righe di piombo. In sostanza, la Linotype era una grossa macchina da scrivere collegata a una mini-fonderia e si componeva di cinque parti principali:
1) la caldaia
2) il compositoio
3) le matrici
4) i magazzini
5) la tastiera.