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Dalle righe di piombo della Linotype
ai “vantaggi”
Il puzzle
quotidiano
si compone: è
l’impaginazione.

Sulla tavola di legno va in scena
la destrezza tipografica.
i "Vantaggi"
Un abile gioco di destrezza come in un puzzle ben riuscito: era questo l’impaginazione* del giornale.
Se la scrittura della riga e delle colonne si era automatizzata con l’arrivo delle linotype, la composizione della pagina e dei titoli aveva ancora necessità della preziosa manualità dei tipografi.
Erano loro infatti che, su un pannello di legno o di metallo chiamato vantaggio**, avevano il compito di disporre le righe di piombo che uscivano dalla “lino” con la giustezza ovvero la misura della colonna del giornale.
Ogni elemento previsto nel progetto di pagina (menabò) doveva essere “virtualmente” indicato sulla tavola di composizione. Ma non solo.
Tra una riga e l’altra andava inserito uno spazio interlinea.
Erano riposte nello scaffale denominato lingottiera (suddivise in base alla loro dimensione), parte integrante del bancone tipografico.
Come si componeva la pagina?
Ai tipografi arrivava il progetto basato sostanzialmente sul concetto della gerarchia delle notizie, uno spirito guida valido ieri come ora.
Per un lungo periodo la traccia della pagina del giornale era disegnata sui menabò*** dai giornalisti o dai capiservizio con l’approvazione del caporedattore e del direttore.
Sul menabò si dettagliavano gli ingombri di tutti gli oggetti che erano previsti in pagina, oltre agli articoli si definivano gli spazi delle foto delle didascalie e della pubblicità.
La composizione doveva rispettare il disegno del menabò.
Indice dei contenuti
Testi, foto e titoli disposti sui “vantaggi” dai compositori. A metà anni ‘80 inizia la sfida tecnologica dei computer
La parte operativa della costruzione di un giornale si è legata, strada facendo, alle fasi storiche caratterizzate dai progressi tecnologici.
I primi tempi furono caratterizzati da una composizione completamente manuale. Gli “amauensi” erano i tipografi che - lettera dopo lettera - allineavano i piccoli caratteri formando parole, spazi, punteggiature che sistemavano con le pinzette fino a completare le righe dell’articolo. I caratteri erano materiale prezioso. Così, dopo la stampa, ogni pagina veniva smontata in modo preciso e le lettere utilizzate per formare le parole di quel giorno erano pronte per raccontare nuove notizie sul giornale del giorno dopo. La seconda fase ha visto protagoniste le 9 linotype che ancora oggi si mostrano nel Museo della Stampa di Libertà. Le prime due macchine tipografiche arrivarono in via Benedettine nel 1902. Con il loro utilizzo lettere e le righe, battute sulla tastiera dai tipografi, erano fuse direttamente dalla macchina e poi inserite dai compositori nel rettangolo posto sul tavolo da lavoro. Quel rettangolo aveva le stesse misure del giornale reale che sarebbe uscito dalla macchina da stampa piana e poi dalla rotativa. A metà degli anni Ottanta un altro salto tecnologico: con la rivoluzione dei computer. In quel momento si impose un altro sistema di lavorazione che ha riguardato dapprima il lavoro tipografico e, successivamente, anche lo stesso lavoro giornalistico. Questi in sintesi i passaggi che hanno caratterizzato l’evoluzione nella “costruzione” di un giornale. Di seguito più nel dettaglio il percorso di lavorazione nelle fasi dell’evoluzione tecnologica che il quotidiano di via Benedettine ha attraversato.
*Impaginazione
È la preparazione di una pagina che avviene componendo il testo, i titoli, le illustrazioni e le immagini.
***Menabò
È un modello di stampato che definisce gli spazi per i testi, le immagini, le foto e le pubblicità
**Vantaggio
Piano in legno o metallico con cornice su due o tre lati, destinato a ricevere la composizione tipografica.