Ascolta la tappa

06

Simboli, arabeschi nel giacimento
dell’officina di Libertà

Grafismi utilizzati
per l’attività
tipografica
commerciale.

Image

Dai manifesti ai volantini fino ai giornalini associativi.

Grafismi

Tra gli oggetti della tipografia del museo di Libertà ci sono alcuni “mattoncini” di legno incisi che venivano utilizzati per l’attività esterna che lo Stabilimento tipografico piacentino svolgeva.
Si trattava di lavori commerciali slegati dalla stampa del quotidiano: erano volantini, manifesti ma anche giornalini di associazioni e di gruppi locali.
Qui esposte ci sono matrici con intagli particolari raffiguranti greche, ma anche simboli dei partiti politici del tempo.
Poteva accadere infatti che, in vista delle campagne elettorali, vi fosse una gran produzione di messaggi comunicativi.
L’affissione di manifesti, la stampa di volantini era infatti la forma più diffusa di propaganda da parte dei partiti organizzati.
Le tracce sono rimaste visibili nel museo attraverso gli strumenti utilizzati per questo tipo di lavoro.
La stampa di questi materiali naturalmente avveniva con una macchina piana, la Duplex, diversa dalla rotativa con cui veniva stampato il giornale ogni giorno.
Questa attività collaterale è proseguita fino a metà degli anni Ottanta ed è poi stata abbandonata.

Indice dei contenuti

Nella sua attività commerciale la tipografia di Libertà non si occupava solo della stampa del quotidiano. La professionalità maturata dai tipografi di via Benedettine veniva richiesta anche per eseguire lavori commerciali sia per associazioni, negozi ecc... sia per costruire pubblicità che poi sarebbero state pubblicate sul giornale e, non ultimo, per realizzare anche periodici politici. Nel materiale esposto nel Museo della Stampa di Libertà naturalmente ci sono anche tanti simboli di partiti politici. Si possono considerare oggi reperti quasi storici, anche se risalenti a un periodo piuttosto recente. Sono i simboli di partiti attivi fino agli inizi degli anni ’90, quando il sistema politico italiano subì un profondo cambiamento e tanti partiti scomparvero, lasciando il posto ad altre formazioni.

Image

Se i simboli politici sono passati nell’album della memoria, è interessante osservare una speciale sezione del Museo della Stampa di Libertà che comprende alcune forme, chiamate GRAFISMI. Si tratta di fregi tipografici liberty in legno dalle forme artistiche e decorative. Sono “mattoncini” di legno intagliato – tecnicamente cliché - ricoverati sotto una teca, che, venendo inchiostrati sulla parte in rilievo e poi appoggiati sul foglio da stampare, lasciavano impressa la forma desiderata come richiesto dal committente.

Le tavolette che riproducono grafismi esposte nel museo sono forme artistiche, realizzate in forma anonima, ma certamente create da persone con uno spiccato senso estetico e una manualità rilevante. Una sezione che apre un nuovo capitolo rispetto a quanto raccontato fino a questo momento e che tratta esclusivamente un aspetto grafico. A differenza di quanto avviene oggi, questo tipo di lavoro era eseguito direttamente in tipografia seguendo le indicazioni “artigianali” del committente. Qui si ritrovano anche forme leziose, lungi dal rappresentare un messaggio pulito e lineare. La ridondanza degli elaborati sui panetti di legno rimandano a uno stile che potrebbe essere definito baroccheggiante.

Image

Non erano ancora attivi gli studi grafici, anche se non mancavano gli artisti che si avvicinavano anche alla forma della comunicazione pubblicitaria realizzando lavori di grande pregio creativo e immaginifico.

I grafismi, nel lungo percorso compiuto dalla stampa, hanno rappresentato forme artistiche di grande importanza. Soprattutto nella promozione pubblicitaria non si può dimenticare, già agli inizi del Novecento, artisti importanti che si cimentarono in questa forma di comunicazione, creando manifesti e messaggi pubblicitari che ancora oggi segnano una tappa significativa nella storia dell’immagine e sono molto ricercati da collezionisti e appassionati di storia del costume.

Colori e messaggi pubblicitari che, negli anni del boom e della crescita industriale, sono diventati una costante e un vero e proprio mondo creativo in grande espansione: bozzetti, colori, disegni, scritte ancora apprezzati e vivi nel ricordo. Del resto erano essi stessi l’elemento di traino del prodotto a cui erano legati. Nella storia della comunicazione pubblicitaria, infatti, ci sono vere e proprie icone pensate e promosse da professionisti dell’immagine e del design.

Tornando agli inizi del Novecento, l’uso dell’immagine per promuovere un prodotto o una struttura era fondamentale anche perché – a Piacenza come in tante altre zone dell’Italia – l’alfabetizzazione era ancora un fatto minoritario e quindi il messaggio veicolato attraverso l’immagine (meglio se disegnata) andava sicuramente a segno.

La scelta del disegno poi era adottata anche per le copertine dei giornali. Uno su tutti La domenica del Corriere, che può essere considerata una palestra per la comunicazione anche dei fatti, siano stati di politica, cronaca, costume o sport.

Diversi gli artisti che si misurarono con la pubblicità. L’attenzione è viva da parte delle correnti artistiche nuove tese a ribaltare i vecchi schemi dell’arte e della forma. In Italia, in particolare, il movimento futurista di Tommaso Marinetti rappresentò un serbatoio fertile in questo senso. Nel manifesto del futurismo presentato a Parigi nel 1.909 si poneva l’accento sul dinamismo di una civiltà che si lasciava alle spalle la vita delle campagne per inneggiare alla modernità urbana, spinta anche dalle scoperte della tecnica che si registrarono a cavallo tra ‘800 e ‘900. Era una nuova dimensione espressiva che non disdegnava di misurarsi anche con il messaggio pubblicitario. L’ambiente della comunicazione pubblicitaria diventa anche una palestra di ideazione e di tante prove d’artista. Chi non ricorda i bellissimi manifesti (oggi patrimonio antiquario) della Campari, di Cinzano, di Pirelli, della moto Guzzi o di Florio? Tra gli artisti in primo piano Marcello Dudovich, Fortunato Depero e Giorgio Muggiani.

Non è da meno il piacentino Osvaldo Barbieri detto Bot, che firma alcune pubblicità uscite anche su Libertà. Tra questa la pubblicità del 1.947 della drogheria dei fratelli Zucca, il cui negozio si trovava – fino a poche decine di anni fa - all’angolo tra via Chiapponi e via Scalabrini.

Sul libro dei 140 anni “Libertà e Piacenza - 51.135 giorni insieme”, Gabriele Dadati, in un approfondimento sulle pubblicità pubblicate dal giornale, scrive a proposito di arte e pubblicità: “Ottimi pubblicitari erano quei pittori – i principali sono Leonetto Cappiello, Giovanni Maria Martaloni, Marcello Dubovich e Leopoldo Metlicovitz – che a inizio secolo operavano non solo in patria, ma anche a Parigi e altrove in Europa portando il cartellone (quello che oggi viene chiamato manifesto) a livello di vera e propria arte. Fenomeno che già all’epoca veniva inquadrato come tale, se è vero che il 2 febbraio 1936, alla presenza dell’allora re d’Italia Vittorio Emanuele III di Savoia fu inaugurata la Prima mostra nazionale del cartellone e della Grafica Pubblicitaria nel Palazzo delle Esposizioni di Roma”.

Museo della stampa di Libertà

EDITORIALE LIBERTÀ

Via Benedettine 68 – 29121 Piacenza +39 0523 393939

Info e prenotazioni

Vuoi prenotare una visita per la tua classe o il tuo istituto?
scuole@museostampaliberta.it 

Vuoi prenotare una visita privata? visite@museostampaliberta.it

Vuoi ricevere maggiori informazioni? info@museostampaliberta.it

Il Museo è aperto
dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 20.00
e il sabato dalle 8.30 alle 14.00
ed è visitabile gratuitamente previa prenotazione