Ascolta la tappa
09
Uno dei passaggi più importanti
della fase finale per il quotidiano
Pagine montate
a rovescio come
davanti allo
specchio.

Il flano le modella e la colatura di piombo
le prepara alla rotativa.
Flano
È ancora difficile immaginare come da un testo scritto a mano o a macchina si possa arrivare ad avere la stampa di un giornale che si diffonde in migliaia di copie.
Dopo i passaggi precedenti a questo punto del percorso si svelano altri segreti.
Uno di questi ha un nome strano: flano*.
Cos’era il flano e di che materiale era fatto?
Che funzione aveva?
Il flano era un cartone speciale. Era fatto di un materiale in cui era presente amianto (oggi per questo sarebbe bandito). Resisteva al calore e riportava in negativo (a rovescio come fosse lo specchio della pagina) tutti i segni presenti.
Per questa trasformazione il flano veniva piegato come fosse la metà di un cilindro. L’operazione avveniva su una morsa al cui interno veniva colato il piombo.
Dal processo usciva la forma semicilindrica su cui era impresso il contenuto della pagina.
Lo stesso procedimento era applicato a tutte le altre pagine. I tanti flani erano diventati forme stampanti pronte per essere assemblate e montate sulla rotativa.
Indice dei contenuti
Giornalisti che scrivono, linotipisti che battono i testi, tipografi compositori che costruiscono le pagine sulla base dei menabò disegnati in redazione... Fotografie e pubblicità trasformati in cliché. Bozze stampate con il tirabozze, poi visionate dai correttori e dai giornalisti alla caccia di errori sfuggiti durante la scrittura. Costruito il titolo con la macchina specializzata, ora la pagina, impacchettata e ben sigillata nelle guide dei vantaggi, è pronta per un altro passaggio che sarà il penultimo anello. Occorre passare dalla pagina piana a un calco semicurvo che possa essere montato sui cilindri della rotativa. Un processo a cui si arriva mediante l’utilizzo di un oggetto nuovo: si chiama flano, un cartone morbido, quindi flessibile, e resistente al calore. Alle origini era formato da amianto, materiale di cui si è scoperta la pericolosità e quindi sostituito con altre sostanze.
Sul flano veniva impressa la composizione tipografica che riporta tutti gli oggetti contenuti nella pagina (testi, titoli, foto, didascalie, pubblicità, data, numero di pagina ecc…) ma a rovescio. Il flano – uno per ogni pagina del giornale - era piegato a forma di semi-cilindro. Il processo avveniva su una specie di morsa al cui interno veniva colato il piombo. A questo punto si otteneva la forma metallica da montare sulla rotativa. Il numero delle forme assemblate dipendeva dalla lunghezza del cilindro della rotativa.
Questa sinteticamente la spiegazione della funzione di questo strumento che si trova appoggiato su una delle cassettiere presenti nel Museo della Stampa di Libertà nelle parti finali del percorso.
Si chiude una fase e se ne apre un’altra, delicata e fondamentale attraverso la quale, come si è detto già in precedenza, riesce a portare a compimento – quasi magicamente – tutto l’impegnativo e lungo lavoro che abbiamo visto attraverso i pannelli delle varie sezioni del museo.
Il flano identifica un’epoca ormai sepolta: quella in cui i giornali si realizzavano utilizzando il piombo.
Come abbiamo spiegato in altre tappe del percorso, oggi i procedimenti utilizzati per l’impaginazione e la stampa si sono rivoluzionati, accelerati e soprattutto informatizzati. Quindi il flano è solo un ricordo e un oggetto di studio per chi voglia approfondire le tappe della storia della stampa.
Affrontando questo argomento ci si rende conto infatti che la ricerca, e la sperimentazione per arrivare a un sistema ottimale di stampa allungano le radici lontano nel tempo. L’obiettivo principale era ridurre i costi, riutilizzare i caratteri per altre stampe e quella che viene chiamata stereotipia delle matrici, che avrebbe permesso diversi vantaggi. Nel Settecento e poi ancora nell’Ottocento, tipografi e librai insieme si cimentarono nella ricerca, compiendo tante prove e sperimentazioni a dimostrare come il fascino della stampa, la sua pratica, e la ricerca che comportava facesse sì passi lenti ma si imponeva come una costante. Grazie a questi sforzi, ai tentativi (anche falliti) siamo arrivati all’oggi.
*Flano
È un cartone morbido. In esso viene impressa la forma tipografica che serve a ottenere il negativo cavo utilizzato per la fusione delle lastre.